Da precari a élite: La rivincita degli insegnanti nella società del futuro
«I governanti erano pure riusciti a trasformare la categoria degli insegnanti… in una categoria di proletari, mal pagata, poco considerata, derisa».
Quanti docenti, leggendo questa frase nel libro “Il Messaggio, il post che cambia il mondo” di Cesare Pasetti, annuirebbero amaramente?
Il capitolo sulla scuola descrive una situazione di partenza che è tragicamente simile alla nostra attualità: insegnanti delegittimati dalle famiglie, minacciati dagli studenti e ignorati dallo Stato. Ma la vera utopia del romanzo risiede nella soluzione adottata.
Per attuare la rivoluzione delle “Educazioni”, la società capisce che non si possono fare le nozze coi fichi secchi. Se vuoi che la scuola formi cittadini migliori, devi investire su chi quella formazione la eroga.
Nel mondo futuro descritto da Pasetti, gli insegnanti vengono ri-addestrati massicciamente in ogni specifica “Educazione” e, di conseguenza, diventano “tra i soggetti più importanti, considerati e rispettati”.
E la domanda fondamentale arriva puntuale: «E pagati?». La risposta è secca: «E pagati!».
Questo passaggio è cruciale. Pasetti sottolinea un legame diretto tra la retribuzione economica, il prestigio sociale e l’efficacia educativa.
Non si può chiedere alla scuola di risolvere i mali della società (obesità, violenza, ignoranza civica) mantenendo gli insegnanti in uno stato di precarietà e svalutazione.
Il messaggio del libro è chiaro: l’educazione è l’asset strategico più importante di una nazione.
Trattare gli insegnanti come professionisti d’élite non è un atto di generosità sindacale, ma una necessità di sopravvivenza per lo Stato.
Senza insegnanti rispettati e autorevoli, non ci sono “Soci” educati, ma solo una massa ingovernabile.











