Immaginate di vivere in un’epoca in cui la scienza ha raggiunto vette inimmaginabili, dove i soldi non mancano e la tecnologia può risolvere quasi ogni problema pratico. Eppure, la società è al collasso.
Questo è il “Paradosso del 2030” dipinto da Cesare Pasetti nel suo romanzo “Il Messaggio, il post che cambia il mondo”.
Nel dialogo tra John e Lucio, emerge una critica feroce e lucida alla società contemporanea. Il punto cruciale non è la mancanza di risorse, ma l’incapacità di gestirle per il bene comune.
“Era inaccettabile che questo accadesse… in un periodo storico nel quale, come mai in passato, erano disponibili soldi, conoscenze scientifiche, strumenti…”
La crisi della fiducia
Il testo tocca un nervo scoperto: la sfiducia nelle istituzioni.
I cittadini descritti nel libro sono scontenti non per mancanza di mezzi, ma per l’inefficacia del sistema. Si vota, si eleggono rappresentanti, si ascoltano promesse, ma “i danni continuano”.
È la fotografia di una democrazia che sembra girare a vuoto, dove il rito elettorale non si traduce più in un miglioramento della qualità della vita.
Oltre il singolo colpevole
Uno dei passaggi più illuminanti è il terzo post di “Ha Ha Hacker”. L’hacker invita a non cercare semplicemente “i colpevoli” (troppo facile puntare il dito contro un singolo politico), ma a individuare la “categoria di governanti” e il meccanismo che permette loro di agire così.
Il paradosso è che abbiamo gli strumenti per creare il paradiso in terra, ma viviamo nella paura.
Pasetti ci invita a riflettere: se la tecnologia è pronta, forse è il nostro “sistema operativo” sociale e politico che ha bisogno di un aggiornamento urgente. Non serve più scienza, serve più coscienza politica.











