“Dottore, mio figlio è obeso”: quando la famiglia abdica al suo ruolo
Uno dei passaggi più crudi del capitolo “La scuola” presente nel libro “Il Messaggio, il post che cambia il mondo” di Cesare Pasetti è la trascrizione di un podcast intitolato PROBLEMI CON I FIGLI?.
Qui, l’autore mette in scena un dialogo drammaticamente realistico tra un medico e due genitori disperati.
Il figlio è obeso, a rischio diabete, ma questo è solo il sintomo visibile di un malessere più profondo: dipendenza tecnologica, maleducazione, svogliatezza.
La diagnosi del medico è impietosa: «Li avete alimentati, allevati ed educati male i vostri figli». È un atto d’accusa che risuona potente anche nella nostra realtà attuale.
La reazione del padre nel romanzo è emblematica della crisi della genitorialità moderna. Egli ammette le colpe (“siamo spesso assenti, distratti, troppo indulgenti”), ma scarica immediatamente la responsabilità sul sistema: «E allora perché non lo fa lo Stato e la scuola?».
Cesare Pasetti qui solleva una questione etica fondamentale: di chi sono i figli? O meglio, di chi è la responsabilità di trasformare un bambino in un adulto funzionale?
Nel romanzo “Il Messaggio, il post che cambia il mondo”, la società “Temo” risponde con pragmatismo spietato. Se i genitori lavorano troppo, se l’ambiente è pericoloso e le tentazioni troppe, allora la famiglia non è più un’istituzione affidabile per l’educazione civica e sanitaria.
La provocazione del libro è che lo Stato debba intervenire lì dove la famiglia fallisce. Non per indottrinare, ma per “salvare” biologicamente e socialmente le nuove generazioni.
È una visione che oscilla tra il welfare totale e l’incubo totalitario.
Se accettiamo che la scuola debba insegnare a “vivere” perché i genitori non ne sono capaci, stiamo salvando i ragazzi o stiamo dichiarando la morte della famiglia come nucleo educativo?











