Il nostro lavoro. La nostra salute. La sicurezza in casa e fuori. I nostri risparmi. L’aria che respiriamo. La pace o la guerra. Tutto ciò che costituisce la nostra vita presente e futura non dipende dal caso o dalla fortuna. Dipende dalle decisioni prese nelle stanze dei bottoni.
Spesso tendiamo a vedere la politica come una cosa lontana, noiosa, qualcosa da cui tenersi alla larga. Ma Cesare Pasetti ci lancia un avvertimento: ATTENZIONE! Disinteressarsi di come funziona il meccanismo decisionale significa firmare una delega in bianco sulla propria vita.
Il cuore del problema risiede in un paradosso costituzionale. Le democrazie moderne ci hanno promesso che siamo i padroni dello Stato. Ma poi hanno inserito clausole che rendono i gestori dello Stato (i politici) non responsabili delle loro azioni di fronte a noi.
Pensateci: se un amministratore di condominio spende i vostri soldi per lavori inutili che favoriscono un suo amico, voi lo licenziate e gli chiedete i danni. Se un politico approva una legge che distrugge la sanità pubblica o favorisce l’inquinamento, non può essere chiamato a risponderne legalmente, perché “è espressione della volontà popolare”.
È un alibi perfetto. Questa impunità trasforma la democrazia in un’oligarchia mascherata. Le conseguenze le paghiamo noi ogni giorno:
- Quando aspettiamo mesi per un esame medico.
- Quando le tasse aumentano mentre i servizi peggiorano.
- Quando i nostri figli devono accettare lavori precari (votati da chi ha il posto fisso in Parlamento).
Non possiamo più permetterci di ignorare i meccanismi tecnici della nostra Costituzione. Non è “roba da avvocati”, è la “roba” di cui è fatta la nostra esistenza. Dobbiamo esigere che chi prende decisioni paghi per gli errori e risponda direttamente ai cittadini, non ai segretari di partito o alle lobby. Solo rompendo questo scudo di impunità potremo riprenderci il controllo delle nostre vite.











